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Il linguaggio è la casa dell’essere
e nella sua dimora abita l’uomo

(Heidegger)

Andiamo insieme a cercare
le parole per amare

(G. Rodari)

È alle parole-ombrello che Caritas Diocesana ha consegnato l’Incontro delle Caritas Parrocchiali Insieme in poche parole povere (9 maggio 2026) con il desiderio di mettere a fuoco ciò che è essenziale e irrinunciabile del nostro parlare (e del nostro essere).
È a fronte della densità dei significati, svuotati da una strisciante “povertà culturale”, che anche parole come carità, comunità e povertà necessitano di essere riscoperte nel loro significato nascosto, profondo per poter essere assunte in tutta la loro verità e forza e poter generare nuova vita.

Povertà come sostantivo plurale

Uno degli approdi, condiviso nell’incontro 50 anni in poche parole a Castegnato (14 dicembre 2024), finalizzato a risignificare l’opzione preferenziale per i poveri, è stato quello di riconoscere la povertà come sostantivo plurale.

A partire dal riconoscimento dell’umanità e delle sue tante povertà, don Maurizio Rinaldi nel suo intervento ha sottolineato come i poveri non sono gli altri, ma ciascuno di noi è povero: siamo “poveri, noi”, fratelli tutti.

Anche nel messaggio per la X Giornata Mondiale dei Poveri, Papa Leone XIV sollecita ad assumere questa prospettiva: «In Cristo siamo chiamati anche noi a diventare poveri e a farci rifugio per il povero». Una Chiesa che si riconosce povera tra i poveri, dove «tutti sono preziosi, tutti soggetti, ognuno portatore di una Parola singolare di Dio. Ognuno è un dono per gli altri». E ancora «I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane.»

Infatti, la povertà

A rendere povertà parola viva, impregnata di fatti, sono state, nel 2025, diverse occasioni: dal percorso dei Laboratori di creatività in seno a Caritas Diocesana agli incontri del servizio civile con Young Caritas Brescia, dalle proposte nelle comunità parrocchiali (Ponte di Legno, Bovezzo, Manerbio, Villa Carcina, Montichiari) alle Giornate di formazione del Giovane Clero (VI – X anno).

L’esito: un terzo manifesto che raccoglie le parole di povertà vissuta e che per l’appunto manifesta il desiderio di andare a cercare insieme ciò che è essenziale della povertà.

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