Povertà è sostantivo plurale perché le povertà sono molte: è questo uno degli approdi, condiviso nell’incontro 50 anni in poche parole, a partire dal quale Caritas Diocesana ha inteso risignificare uno dei tratti distintivi di Caritas: l’opzione preferenziale per i poveri.
A fronte di una sorta di riduzionismo che rischia di associare Caritas con povertà economica (e viceversa), in occasione dei 50 anni di Caritas Italiana, Papa Francesco precisava: “La carità è inclusiva, non si occupa solo dell’aspetto materiale e nemmeno solo di quello spirituale. La salvezza di Gesù abbraccia l’uomo intero. Abbiamo bisogno di una carità dedicata allo sviluppo integrale della persona: una carità spirituale, materiale, intellettuale […]: abbiamo bisogno che le Caritas e le comunità cristiane siano sempre in ricerca per servire tutto l’uomo, perché “l’uomo è la via della Chiesa”, secondo l’espressione sintetica di San Giovanni Paolo II (cfr Lett. enc. Redemptor hominis, 14).”
La stessa Nunzia Vallini, nell’incontro 50 anni in poche parole, offrendo una lettura sull’umanità e le sue tante povertà, di povertà ne ha argomentate diverse, specifiche e tra loro intrecciate: economica, ambientale, educativa, culturale, affettiva, spirituale, di pensiero, di giustizia, di senso, politica, di pace, di linguaggio, di tempo.
E proprio le diverse povertà sono state assunte come banco di prova per guardare alla realtà delle comunità parrocchiali e agli ambiti di Caritas Diocesana Brescia. Quali sono le povertà prevalenti che attraversano le nostre comunità? Quali quelle che riguardano gli ambiti di Caritas diocesana (accoglienza, ascolto, animazione, donne, giovani e dar conto)?: queste le domande che si sono fatte percorso e si sono tradotte in dispositivi formativi della proposta Insieme per… risignificare.
L’esito del percorso è ancora aperto, certo è che “se dal punto di vista da cui si guarda il mondo tutto dipende”, il punto di vista delle povertà può offrire opportunità inedite per riappropriarsi del sogno di Caritas, attualizzandolo e contestualizzandolo nell’oggi. A fronte del percorso di risignificazione in corso, una consapevolezza sta prendendo corpo: “Di fatto nessuno è così povero da non avere nulla da donare, e nessuno è così ricco da non dover chiedere nulla. Riconoscerci “Poveri, noi!”, di povertà materiale, intellettuale e spirituale ci rende destinatari di un nuovo nome “Fratelli tutti”” (don Maurizio Rinaldi).