di Angela Bertelli
Intraprendere il percorso Insieme per… risignificare per Caritas Diocesana di Brescia e per ventidue Caritas parrocchiali (a.p. 2024/25) è stata un’opportunità per riappropriarsi del sogno di Caritas, attualizzarlo e contestualizzarlo nell’oggi, alla luce della Parola di Dio, del Magistero sociale, dei segni tempi, delle esperienze di Grazia.
Contestualizzarlo nell’oggi ha voluto dire fare i conti con il dato di partenza che la realtà ci pone di fronte e in particolar modo con l’opzione preferenziale per i poveri, che è uno dei tratti distintivi di Caritas.
Ma cosa significa parlare di poveri oggi? A chi ci riferiamo? Quali povertà incontriamo oggi? Opzione preferenziale per i poveri accompagna il Magistero sociale dal 1891 (Rerum novarum n. 29), e in tempi più recenti facciamo riferimento alle parole di Papa Francesco in Evangelii Gaudium, n.85. Sempre Papa Francesco, in occasione dei 50 anni di Caritas Italiana, precisava: “La carità è inclusiva, non si occupa solo dell’aspetto materiale e nemmeno solo di quello spirituale. La salvezza di Gesù abbraccia l’uomo intero. Abbiamo bisogno di una carità dedicata allo sviluppo integrale della persona: una carità spirituale, materiale, intellettuale […]: abbiamo bisogno che le Caritas e le comunità cristiane siano sempre in ricerca per servire tutto l’uomo, perché “l’uomo è la via della Chiesa”.
Nell’incontro 50 anni in poche parole – è il titolo dell’Incontro delle Caritas parrocchiali che si è svolto sabato 14 dicembre 2024 a Castegnato – Nunzia Vallini, direttrice del Giornale di Brescia, nel suo intervento L’umanità e le sue tante povertà ha elencato una pluralità di povertà: economica, ambientale, educativa, culturale, affettiva, spirituale, di pensiero, di giustizia, di senso, politica, di pace, di linguaggio, di tempo.
Assumere oggi questo dato di realtà comporta cambiare punto di vista. Riconoscere queste povertà sollecita a rimettere al centro il nostro essere Caritas per poter rispondere non solo ai bisogni materiali, ma a tutto l’uomo. Partire dalle povertà che abitano i diversi ambiti e i diversi contesti è ribadire che la realtà è superiore all’idea (EG 231) e che l’oggi interpella il nostro “si è sempre fatto così”, con un atto coraggioso e creativo.
L’epilogo è aperto, un processo in atto che ci permette di poter dire che “di fatto nessuno è così povero da non avere nulla da donare, e nessuno è così ricco da non dover chiedere nulla. Riconoscerci “Poveri, noi!”, di povertà materiale, intellettuale e spirituale ci rende destinatari di un nuovo nome “Fratelli tutti”” (don Maurizio Rinaldi).