di Chiara Buizza
Sabato 9 maggio si è tenuto l’Incontro delle Caritas Parrocchiali, Insieme, in poche parole povere, quale ulteriore tappa del percorso 50perTRE. Carità incipienti. Duecentotrenta persone, in rappresentanza di 60 Caritas, si sono ritrovate nella palestra dell’Istituto San Bernardino dei Salesiani di Chiari adibita per l’occasione a spazio di incontro, allestito con trenta tavoli rotondi, un piccolo palco e ombrelli colorati. È alle parole–ombrello infatti che Caritas Diocesana ha consegnato l’incontro con il desiderio di mettere a fuoco ciò che è essenziale e irrinunciabile del nostro parlare (e del nostro essere), a partire dalle parole carità e comunità.
Così don Giuliano Zanchi, a introduzione del suo intervento La carità in parole povere e immagini vive: “Penso che questa conversazione debba gravitare attorno all’idea che le parole poche o tante, o hanno un peso, o non servono e anche se sono poche, restano poche e non ci nutrono. Perché ci sono parole specie quelle fondamentali, quelle a cui noi poi magari qualche volta mettiamo anche la maiuscola, che sono vulnerabili per natura: giustizia, verità, amore… Sono parole vulnerabili, si diceva le “parole – ombrello”… ci sono parole che diventano “parole – scatolone”, che a seconda dei traslochi culturali che noi facciamo ci metti dentro tutto [ ] “carità” è una di queste parole”.
A partire da questa premessa don Zanchi ha accompagnato i presenti in un itinerario profetico – sapienziale dentro la parola carità, poggiato a sua volta su tre parole: finitezza, incarnazione, destinazione. L’approdo? Una consapevolezza: “Alla fine sparirà tutto, non ci sarà più bisogno della speranza, non sarà più necessaria la fede, resterà la carità che è il nome di Dio e che noi abbiamo testimoniato e tenuto vivo con questi gesti piccoli, a loro volta limitati, imperfetti, che però avevano questo spessore”.
A rendere viva, impregnata di fatti la parola carità (e nel contempo la parola comunità) sono seguite le narrazioni dei piccoli gruppi di condivisione. Ne sono emerse “parole di vita”, impastate di silenzio, ascolto, risonanze. Presente a uno dei trenta piccoli gruppi anche il Vescovo Pierantonio che ha accolto l’invito ad “andare a cercare insieme le parole per amare” (G. Rodari) e che idealmente ha ricevuto i significati raccolti sotto le “parole-ombrello” carità e comunità. Sue le conclusioni della mattinata affidate a un dialogo fraterno, profondo e fecondo, che ha fatto nuovamente perno sulla ricerca di ciò è essenziale della carità (e della comunità), pena il rimanere sulla soglia della nostra umanità e della civiltà dell’amore indicata da San Paolo VI.