di Giulia Casano e Sofia Bondoni
Al Rifugio Caritas il lavoro con le persone senza dimora non si limita all’accoglienza, ma si orienta verso dimensioni più profonde: identità, dignità e memoria. Durante il nostro percorso come tirocinanti psicologhe abbiamo realizzato con gli ospiti tre piccoli progetti: mini laboratori accomunati dall’obiettivo di creare storie ponte capaci di collegare il passato, spesso frammentato, al presente e al futuro.
Il mini laboratorio Credi o non credi? ha valorizzato il sapere botanico di alcuni ospiti, trasformandoli da fruitori a portatori di conoscenza. Attraverso la ricerca di piante curative e officinali e la condivisione di questi rimedi naturali sono emerse narrazioni di vita e risorse personali.
Nel piccolo progetto A colori per gli altri, il disegno è diventato un gesto di cura e responsabilità: realizzare immagini destinate a bambini ha permesso di allenare pazienza, attenzione e senso di utilità, trasformando il fare in un modo concreto di prendersi cura di sé e degli altri. I disegni realizzati sono diventati dono e occasione di scambio, relazione, conoscenza reciproca.
Infine, ma non da ultimo, nel mini laboratorio Io ne conosco tantissimi, tu quanti ne sai? abbiamo utilizzato l’umorismo degli ospiti come risorsa costruttiva e relazionale. Barzellette e indovinelli raccolti in un piccolo libretto hanno riattivato ricordi, leggerezza, autostima.
Queste iniziative ci hanno mostrato come piccoli gesti possano trasformare il tempo dell’attesa e dell’inerzia in tempo di costruzione, condivisione e creatività, di storie, emozioni e risorse che meritano di essere ascoltate e valorizzate, rendendo ogni persona protagonista di un percorso condiviso, fondato sull’ascolto reciproco.
Queste proposte si inseriscono all’interno della progettualità del Rifugio Caritas orientata non tanto al “fare per” gli ospiti, bensì al “fare con” loro, insieme. È un “prendersi cura”, inteso come “avere a cuore”, un averci a cuore gli uni con gli altri, che diventa condivisione e ascolto reciproco.