di Mariacarla Usmelli
La primavera e l’estate al Rifugio Caritas hanno dato vita a un tempo condiviso che cresce nella relazione.
Molte attività hanno avuto la natura come sfondo. Nel laboratorio dell’orto e delle erbe aromatiche, ospiti e volontari hanno coltivato insieme, scoprendo che prendersi cura della terra significa anche prendersi cura delle relazioni. La visita all’Orto Botanico delle Querce di Ome, la raccolta dell’aglio orsino in Valle di Mompiano con i Gnare e Gnari dè Mompià e la visita guidata alla Fonte di Mompiano hanno rappresentato occasioni in cui la natura ha invitato a un ritmo più lento, più aperto, più disposto alla scoperta.
Le attività con giovani e istituti scolastici hanno aperto occasioni autentiche di incontro tra generazioni, dove i ragazzi hanno portato ascolto, curiosità e nuove domande utili a costruire connessioni e relazioni significative.
La cultura continua ad abitare il Rifugio: nel progetto Grande Comunità, del Teatro Grande di Brescia, l’Ensemble Mosaico Musicale ha trasformato un pomeriggio in un momento di connessione, avvicinando persone diverse attorno alla stessa musica. A fare da cornice, il percorso espositivo Di x Di: i di.segni di Ema x i di.segni di bambini/e, nato dal desiderio di un ospite del Rifugio di sostenere con i propri disegni i progetti della Scuola dell’infanzia Santo Stefano di Brescia.
Prosegue la collaborazione con Fondazione Brescia Musei: ospiti e volontari hanno visitato la mostra Material for an Exhibition. Storie, memorie e lotte dalla Palestina e dal Mediterraneo e partecipato ad un laboratorio didattico culturale nella progettualità di “Maneggiare con cura. Attività speciali di pubblici fragili”.
Guardando a questi mesi, emerge un quadro fatto di gesti quotidiani, di luoghi attraversati insieme, di relazioni che si costruiscono passo dopo passo. Un modo di stare che cresce nella cura e nella presenza reciproca e che porta con sé una qualità discreta ma reale: quella che nasce quando la vita trova spazio per ampliarsi grazie all’altro, quando il quotidiano si apre e diventa, semplicemente, un più di vita.