di Chiara Buizza
“In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei “lampadieri” che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata sulla spalla, con il lume in cima. Così, il “lampadiere” vede poco davanti a sé, ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri”.
È all’immagine dei lampadieri di Benetollo che Caritas Diocesana Brescia ha consegnato il percorso di esplorazione della povertà culturale. Emersa nel corso dei Laboratori di creatività. Insieme per risignificare interni a Caritas Diocesana come prevalente rispetto alle tante povertà (povertà è sostantivo plurale), la povertà culturale ha visto un piccolo gruppo di persone, in rappresentanza di Caritas Diocesana e delle caritas parrocchiali, ritrovarsi per perimetrarne, esplorare, ricomporre i significati e le implicazioni.
L’approdo: una duplice consapevolezza, a partire dalla riscoperta della centralità della parola nella prospettiva di Heidegger: “il linguaggio è la casa dell’essere e nella sua dimora abita l’uomo”. Povertà culturale, con Madre Eliana Zanoletti che ha accompagnato il percorso, infatti, “è da un lato povertà di prospettive e all’altro è povertà di strumenti. Chiederci cos’è povertà culturale fa emergere la consapevolezza che abbiamo bisogno di parole per significare e di parole per contribuire”.
Sempre più rare sono infatti le “parole parlanti”, che esprimono cioè un pensiero che le sostiene e le motiva, così come sempre più rare sono le esperienze di “sapienza condivisa” che riconoscono parola a molti, anche agli esclusi.
In questa sfida culturale di “dire parola” e di “dare parola” si inserisce la proposta di risignificazione condivisa di alcune parole “proprie” di Caritas: povertà, carità, comunità. È insieme, a partire dalla condivisione dei vissuti, che le parole possono essere assunte in tutta la loro forza e generare nuova vita. L’incontro “Insieme in poche parole povere” ne è stato un banco di prova e l’esplorazione delle parole-ombrello una prima sperimentazione.