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Articolo pubblicato sul settimanale diocesano La Voce del Popolo

Insieme in poche parole povere

di don Maurizio Rinaldi

Scrivo “poche parole” per introdurre al prossimo appuntamento delle Caritas parrocchiali, programmato per il 9 maggio, ospiti della comunità dei Salesiani a Chiari, presso il complesso di S. Bernardino; il luogo e la circostanza saranno lo spazio per reinterpretare la centralità della fede cristiana, così come i Lineamenta del convegno diocesano “Siamo la Chiesa del Signore”, appena concluso, stabiliva nelle priorità pastorali.

Desiderio. Aggiungevano “Non è spento il desiderio di Dio, ci è offerta una singolare occasione per riscoprire la grazia e la bellezza di credere nel Signore Gesù Cristo”. La tensione espressa era quella di “Tornare all’essenziale, vincendo il pericolo di un attivismo sterile e puntando invece sulla radicalità del Vangelo, sulla centralità del mistero di Cristo e sulla vita spirituale, intesa come vita secondo lo Spirito”.

Ritorno. In parte il movimento di “essenzialità” dell’esperienza credente comporterà per noi un ritornare all’evento fondativo della spiritualità, unico ed irripetibile, che ha come paradigma imprescindibile l’evento Gesù Cristo.

Attenzione. Manterremo tuttavia l’attenzione al fine di non confondere l’essenziale con una radicalizzazione cristiana non meglio contestualizzata, assolutizzando l’incondizionato della rivelazione povero di discernimento rispetto all’oggi da assumere; d’altra parte non vi potrà mai essere un ritornare per davvero all’essenziale se non attraverso un proseguire nella logica di un patrimonio di eredità di fede e di umanizzazione ricevuta, da mettere a frutto e da consegnare a chi verrà dopo di noi.

Centralità. Nella cornice di una pastorale integrale, dove al centro vi è la persona e le relazioni, sul fronte della carità, durante il convegno diocesano, si è auspicata una rinnovata spiritualità pastorale che ha visto la carità come strada maestra da percorrere. Il 9 maggio ci confronteremo nella consapevolezza che “Generare è narrare”, come scriveva J. P. Sonnet; il dirci in poche parole “Poveri, noi” ci restituirà alle nostre povertà di approcci alla vita, di verbalizzazioni a bassa risoluzione, di azioni a respiro corto in assetto personale, relazionale e caritativo, sul fronte del ricevere, del dare e del condividere.

Essenziale. In parole povere, attraverso immagini vive, saremo condotti da don Giuliano Zanchi ad intraprendere un percorso di ricerca dell’essenziale, di ciò che nelle parole ed attraverso di esse esprimiamo in relazione a ciò che nella vita sentiamo e corrispondiamo come intenso, umano e contestualmente profondamente divino, nel tutto-contingente che viviamo, verso l’Assoluto che desideriamo.

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