di Chiara Buizza
Sabato 7 febbraio, l’aula Magna del Polo culturale diocesano ha ospitato l’incontro conclusivo del percorso Insieme per risignificare: quindici le Caritas parrocchiali o di unità pastorale presenti, ottanta le persone partecipanti, dieci i tavoli di condivisione. Le Caritas che hanno già concluso il percorso Insieme per risignificare, ulteriore tappa del percorso 50perTRE. Carità incipienti, si sono infatti ritrovate per dare valore alle esperienze di risignificazione e sperimentazione in atto, per riconoscere l’azione dello Spirto Santo, per condividere le consapevolezze maturate.
Il gusto dell’esperienza. Le esperienze di risignificazione consegnate dalle Caritas alle sintesi di “tovaglie rotanti”, vere e proprie pagine di vita impastate di sogni e prassi, di fatiche e frutti, hanno trovato nella rilettura e nella narrazione dei facilitatori ulteriori elementi di risignificazione e di fermento. È dal gusto dell’esperienza che l’incontro ha preso avvio, un gusto che ha restituito diverse note di sapore: il valore del tempo per ripensarsi si è mescolato alla sorpresa per le consapevolezze maturate, la gioia di riconoscere le “piccole cose belle” al bisogno di legami più autentici, il disorientamento rispetto il da farsi al coraggio di osare prassi diverse.
Il ritmo dello Spirito Santo. Nella prospettiva di “entrare ancor più dentro” l’esperienza di risignificazione, don Maurizio Rinaldi ha poi provocato a riconoscere a livello personale (Lc 4,1-2), di gruppo (1 Cor 12,4-7), di mandato (At 15,28-29; Gal 5,22-23) il ritmo dello Spirito Santo: “proviamo a capire, mettendo a confronto il nostro vissuto e la scrittura, se possiamo consapevolmente parlare di Spirito Santo e dichiarare a noi stessi che l’esperienza che abbiamo vissuto è stata autenticamente un’esperienza spirituale”. Ogni esperienza di pienezza umana autentica infatti “ci restituisce il senso della nostra dignità, ci conduce a una maggiore profondità esistenziale, ci permette di sperimentare che vale la pena passare per questo mondo” (LS 212).
Guarda fin dove puoi. Alla risonanza della meditazione rispetto al percorso di risignificazione e di sperimentazione in atto è stata infine dedicata la condivisione ai tavoli, consegnata al titolo della piccola meditazione sul discernimento di Giuliano Zanchi: guarda fin dove puoi. Ne è emersa una narrazione ricca, feconda, che avrebbe richiesto più tempo per andare ancora più in profondità. Tra gli elementi emersi dalla ricomposizione: la fame di spiritualità, il desiderio di coltivare l’amicizia spirituale, la necessità di restituire linfa vitale al rapporto identità – prassi.
Che belle parole, i gesti. A conclusione: la consegna di una matita, per continuare il percorso di risignificazione e di sperimentazione all’insegna della prevalente funzione pedagogica della Caritas: “Attraverso i segni concreti, infatti, voi parlate, evangelizzate, educate. Un’opera di carità parla di Dio, annuncia una speranza, induce a porsi domande. Vi auguro di sapere coltivare al meglio la qualità delle opere che avete saputo inventare. Rendetele, per così dire, «parlanti», preoccupandovi soprattutto della motivazione interiore che le anima, e della qualità della testimonianza che da esse promana” (Benedetto XVI, 24 novembre 2011).