Articolo pubblicato sul settimanale diocesano La Voce del Popolo

Benedire il pane e la vita

di don Maurizio Rinaldi

“Ci benedica, don!” questa è stata la richiesta di Giuseppe e Sabrina. Da meno di un’ora avevano ricevuto le chiavi della casa del loro futuro; giovani, con due figli piccoli, un futuro di coppia, di genitori, di lavoro e una casa da sistemare; così si apprestano ad affrontare il tempo a venire, con una richiesta: “Ci benedica, don!”.
Al pari della bellezza della vita e del coraggio di affrontare l’esistenza e ciò che essa comporta, per Giuseppe e per Sabrina, per ognuno di noi, vale il vivere all’insegna della benedizione: significherà avere la percezione di essere sempre anticipati, accompagnati e in attesa certa del dire-bene di Dio sulla nostra esistenza, del suo bene-dirci.

Il Signore dice una parola – dabar, (in ebraico: dābār, דבר), un termine biblico che esprime l’identità profonda tra il dire e il fare di Dio, in una forza creatrice che realizza ciò che enuncia. Compresi tra l’appello ad existere ed il compimento, il percorso di vita di ciascuno è quello di chi si mantiene in tensione tra il proprio desiderio e la volontà di Dio, tra la propria volontà e la Grazia, tra le proprie forze e la forza di Dio. Il bene-dire di Dio, il suo dire-bene di noi, è un atto promotore della nostra libertà, della nostra intraprendenza; l’intelligenza credente chiede e riceve l’azione trasformatrice dello Spirito del Risorto, di Colui che venendo nella storia ha vissuto all’insegna della benedizione e ha benedetto dicendo: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra…” (Mt 11,25).

Ci viene proposto di vivere il tempo liturgico dell’avvento, ed in particolare la Giornata del Pane che lo avvia (prima domenica di avvento: 29 novembre), all’insegna di parole di bene, essenziali, come un pane necessario. La benedizione richiesta e accolta sarà per il necessario e l’essenziale, non per altro, secondo la misura di ciò che serve, del buono, del bello della creazione e della vita nello Spirito, secondo la giustizia di Dio che dà a ciascuno secondo la propria misura. Per questo Proverbi 30,8-9 scrive:

tieni lontano da me falsità e menzogna,
non darmi né povertà né ricchezza;
ma fammi avere il cibo necessario,
perché, una volta sazio, io non ti rinneghi
e dica: «Chi è il Signore?»,
oppure, ridotto all’indigenza, non rubi
e profani il nome del mio Dio.

Lo ricorderemo però, mentre proveremo ad allenare il nostro essere vigilanti nell’accorgerci della presenza del Signore e della sua bene-dizione: la storia e la realtà ci confermano anche la presenza di “colui” che dice-male, maledice. Per questo l’apostolo esortava. “…benedite e non maledite” (Rm 12,14). Diventare adulti significherà sempre passare dalla ingenuità alla innocenza; vivremo nel mondo reale delle benedizioni, sapremo riconoscere l’ingenuità delle contraffazioni, ci distanzieremo, per legittima difesa, dalle maledizioni. In questo distinguere, sceglieremo, perché il bene detto e fatto ci orienti alla pienezza dell’“autentico” e dell’“innocente”.
Auguro un avvento ed un prossimo Natale benedetto.

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