Il grazie di Lucky a una comunità accogliente

di Stefania Cingia

Certe storie non finiscono, e, per fortuna, a volte hanno un lieto fine.
Quattro anni fa Lucky è approdato sulle coste italiane e successivamente è entrato nel progetto di accoglienza di richiedenti protezione internazionale della Cooperativa Kemay. È stato accolto a Calvisano e tutto deve essergli sembrato diverso rispetto alla grande città da cui proveniva. A metà settembre Lucky ha terminato il suo progetto di accoglienza perché ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari e lavora da tempo in un’azienda agricola della zona.
Lucky ha voluto ringraziare la comunità e le persone che gli sono state vicine, accompagnandolo nel processo dell’integrazione. Durante la Santa Messa a Calvisano ha voluto prendere la parola, lasciando che parlasse il cuore:

“Grazie a voi mi sono ambientato velocemente perché fin dal primo momento mi avete fatto sentire come una persona normale, mi avete trattato alla pari, con rispetto e amore, con la vostra presenza discreta e costante, con le vostre attenzioni, con i vostri stimoli. Avete insistito perché facessi un po’ di volontariato, che è stato un modo di uscire dall’invisibilità, farmi conoscere dalle persone e imparare l’italiano. Siete venuti a buttarmi giù dal letto le volte in cui per pigrizia non mi presentavo al corso di alfabetizzazione. È così che sono riuscito a prendere il diploma di scuola media.
Grazie per aver insistito, per non aver mollato mai, per aver sempre creduto in me, a volte più di me. Mi avete dato fiducia, forza, sicurezza, non avete mai permesso che mi adagiassi, che mi piangessi addosso. Mi avete aperto le vostre case, fatto conoscere le vostre famiglie. Grazie per avermi dato e per avere voluto, a volte preteso, responsabilità: questo mi ha fatto credere nelle mie potenzialità. Grazie per avermi proposto un tirocinio che mi ha permesso di imparare un mestiere, farmi le ossa e trovare successivamente un lavoro in un’azienda agricola. Nel frattempo ho ottenuto il permesso di soggiorno. Non è facile per me lasciarvi, però ora posso e voglio camminare con le mie gambe e questo grazie a voi.”

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