Un anno con Caritas 2017

Un anno con Caritas 2017

RACCONTARE

Mi piace riconoscere il ”ciò che conta” del 2017 nelle storie: dell’importanza del raccontare e dell’ascoltare storie abbiamo fatto esperienza viva e vivificante in varie occasioni nell’anno appena trascorso.

Siamo partiti da otto storie di comunità e ne abbiamo tratto un libro dal titolo “Le storie nutrono”, un titolo che porta con sé una consapevolezza: la comunità si nutre della narrazione di quelle storie che danno voce all’esperienza, a ciò che di buono, bello, vero è presente nella comunità, nonostante le tante fatiche e ferite presenti, anzi proprio a partire dalle tante fatiche e ferite presenti.

Ogni volta che raccontiamo infatti facciamo un doppio dono: innanzitutto, a noi stessi perché rendiamo visibile l’invisibile e ci riappropriamo in maniera più consapevole dei frutti della nostra esperienza; in secondo luogo, agli altri perché esplicitando il nostro desiderio di condivisione ci riscopriamo consegnati gli uni agli altri. Perché ciò avvenga occorre che ci sia uno spazio e un tempo nel raccontare: lo spazio ed il tempo dell’incontro.

E della generatività di questo spazio e tempo ne abbiamo fatto esperienza in alcune occasioni: dalla Reunion di coloro che hanno fatto la scelta dell’obiezione di coscienza e del servizio civile (26 maggio) alla Giornata mondiale dei poveri che ha fatto del rileggere il modo di guardare al volto dei poveri e di vivere noi stessi la beatitudine della povertà evangelica un’opportunità per ripartire rinnovati verso nuove storie di carità (19 novembre); dall’Avvento di carità dedicato a riscoprire come le “storie sanno di pane” alle esperienze formative impastate di storie, tra fatti, fatiche e frontiere.

Anche il Card. Tagle (Presidente di Caritas Internationalis), che abbiamo intervistato a Brescia in occasione del festival della Missione (14 ottobre), così si è espresso rispetto all’importanza delle storie per promuovere una cultura dell’incontro: “Io ascolto la tua storia, incontro una persona, ascolto la tua storia, e ascoltandoti, guardandoti, inizio a realizzare che potrebbe essere la mia storia. Non è la storia di un’altra persona, è anche la mia storia perché tutti siamo migranti in questo mondo. La sofferenza dei migranti… anch’io ho la mia sofferenza. Allora non vedrò più uno straniero, vedrò un fratello, una sorella, un prossimo”.

Nel ringraziare tutti coloro che in questo anno hanno alimentato la passione dei volti e delle storie, auguro a me e a voi di aprirci all’inedito dell’incontro con i poveri, con i giovani, con i richiedenti asilo e di riconoscere Lui, il Signore, che è tutto in tutti.

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