L’accoglienza che non va in vacanza

di Stefania Cingia

La Cooperativa Kemay vive ogni estate un periodo molto intenso per l’inserimento di nuovi migranti. Che provengano dalla Costa d’Avorio, dall’Egitto, dal Pakistan o dal Bangladesh, l’accoglienza non va in vacanza. E insieme alle operatrici della cooperativa, non vanno in vacanza nemmeno i volontari coinvolti nelle comunità accoglienti.

La cooperativa Kemay sta accogliendo inoltre 111 persone ucraine in fuga dalla guerra (su un totale di 194 persone accolte). Tante di loro sono donne con bambini e questo significa pensare a un’accoglienza cucita su esigenze diverse da quelle che possono avere persone sole. Ancora di più se i migranti accolti sono sordomuti. Elena, l’operatrice che segue una ventina di persone sordomute, racconta che a luglio è stata invitata a pranzo insieme ai frati del convento dove sono ospitati: “hanno cucinato un cibo molto bello esteticamente e molto buono. La tavola era silenziosa di rumori, ma non di discorsi: abbiamo parlato a gesti perché di solito usiamo il telefono con il traduttore, io scrivo in italiano e loro leggono in ucraino o russo, ma durante il pranzo non avevamo il cellulare. Ho anche imparato che per dire buono si fa segno sulla guancia con l’indice”.

Non è sempre facile vivere l’accoglienza, perché significa ammettere che i migranti non resteranno per sempre nelle comunità. È il caso della comunità di Frontignano (Barbariga) che, dopo aver passato un’estate con due mamme ucraine con bambini, cenando insieme, suonando la chitarra e intonando canzoni italiane, ha visto i due nuclei lasciare la casa per essere trasferiti in altra struttura. “Non è facile”, ammette Romano, che si occupa dell’accoglienza al Centro Mariapoli Luce: “Dobbiamo ricordarci che queste persone sono di passaggio e la loro vita non dipende da noi”.

Tra i nuovi arrivi – a Viadana (Calvisano) –  anche un artista della Costa d’Avorio: insieme a un artista del luogo è all’opera per creare una serie di ritratti di migranti da condividere in Avvento per sensibilizzare le persone all’accoglienza.

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